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Il poeta delle pantegane

Federico Tavan – Il poeta delle pantegane – nasce con una maledizione, vittima del sortilegio di una strega e dei pregiudizi del piccolo paese di Andreis sulle montagne friulane. Umiliato fin da piccolo, costretto al ruolo di folle anzitutto in casa, tra un collegio e un ricovero in manicomio, imbottito di psicofarmaci, trova la salvezza nella poesia. Il suo destino affascina e spaventa, è una vertigine nella quale merita di guardare per scoprire di quali profondità può essere capace un’anima sghemba. «Devo stare dentro i tuoi occhi per vedermi», scrive Tavan. La lettura della sua storia cambia radicalmente il significato dell’etichetta di matto, che spesso applichiamo con sconsiderata leggerezza.

«Ringrazio/ la mia strega/ e quelle successive/ che m’hanno dato/ occhi/ color della terra e del grano/ simili a quelli di nessuno. Ringrazio/ quelli della mia età/ che m’hanno dato la solitudine per diventare poeta. Ringrazio/ la pazzia/ che m’ha permesso/ di restare me stesso»

«Quando son diventato matto/ero troppo distratto/per godermi la scena».

Alessandro Mezzena Lona ha saputo raccontare la storia di questo poeta matto per forza, che ha costretto la letteratura «a sedersi in silenzio ad ascoltare la vita». E lo fa guardando a quel limite dell’altra parte che ci incute timore. L’autore, per 16 anni responsabile delle pagine culturali de Il Piccolo, ha scritto saggi sulla letteratura. Nel 2013 ha vinto il Premio Grado Giallo Mondadori con Non credere ai santi; i romanzi La morte danza in salita e La via oscura. Ha curato, con Mitja Gialuz, Barcolana, un mare di racconti.  

Il titolo prende spunto dall’incipit di alcuni versi di Tavan:  «Sono il poeta delle pantegane/ che mi infangano le mani./ La fogna mi piace/ perché è in basso». Federico per 64 anni – è morto nel 2013 – passa attraverso il fuoco, ma riceva anche qualche carezza, negli ultimi anni di vita viene notato da intellettuali come Claudio Magris, Franco Loi, Carlo Ginzburg, Marco Paolini, Danilo De Marco, che lo ha immortalato in fotografie che sono specchio della poetica di Tavan». (Cristina Battocletti, Doppiozero, febbraio 2020).  Nella zona del Veneto e del Friuli si è formata una nicchia di suoi cultori, e che finora ha dovuto accontentarsi di edizioni ciclostilate e occasionali.

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