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	<title>Racconti Archivi - Acquario Libri</title>
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	<description>Acquario Libri</description>
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		<title>Fase 1 ovvero un selfie con l&#8217;invisibile</title>
		<link>https://acquariolibri.it/fase-1-ovvero-un-selfie-con-linvisibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 14:23:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di STEFANO MAROTTA Aveva cambiato nomi, epiclesi, attributi &#8211; soprannomi, anche &#8211; nel corso degli ultimi secoli, ma due erano rimasti immutati e fissi nel modo di pensare della gente: si preferiva non pronunciarne il nome e sin dai tempi di Omero si era presa l’abitudine di dire “l’Innominabile”, ma anche “l’Invisibile”, perché si è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di STEFANO MAROTTA</strong></p>
<p>Aveva cambiato nomi, epiclesi, attributi &#8211; soprannomi, anche &#8211; nel corso degli ultimi secoli, ma due erano rimasti immutati e fissi nel modo di pensare della gente: si preferiva non pronunciarne il nome e sin dai tempi di Omero si era presa l’abitudine di dire “l’Innominabile”, ma anche “l’Invisibile”, perché si è sempre preferito non vedere nulla al vedere. Recentemente, aveva di nuovo cambiato il suo nome, e l’antichissima e vanitosa Divinità della Morte aveva voluto prendere un nome “moderno”, adeguato allo spirito scientifico e al materialismo oggidiani, e si faceva chiamare “Covid Diciannove”.</p>
<p>Cos’erano dunque quei brevi raccontini, quelle corte cronachette, quegli appunti di diario che avevo appena letto, <a href="https://acquariolibri.it/prodotto/fase-1/">riuniti sotto il titolo di Fase 1</a>?<br />
Rabbrividii. In un istante realizzai cos’erano: erano tanti e inconsapevoli “selfie con la Morte”.</p>
<p>Mi tornò allora in mente lo straordinario Autoritratto con la Morte che suona il violino di Arnold Böcklin e il suo sorprendente potere magico &#8211; che è di tutta la pittura, la grande pittura, così come è della scrittura quando è grande &#8211; di “far vedere l’invisibile”. L’”Invisibile”, la Morte, da lunga tradizione si era convenuto di renderla visibile con un trucco &#8211; l’unico possibile, del resto: mostrandone gli effetti: lo scheletro umano, secco e spoglio, “ciò che rimane”, come in questo dipinto di Böcklin, dove suona il violino.</p>
<p>Era un “trucco magico” antico, di quando gli artisti erano anche maghi, che risaliva perlomeno al mosaico romano in bianco e nero con lo scheletro adagiato al suolo e la scritta “conosci te stesso”. Questi scrittori &#8211; alcuni improvvisati e solo casualmente “scrittori” &#8211; senza saperlo avevano usato tutti lo stesso “trucco magico” e ognuno di loro ci ha fatto “vedere l’invisibile”. Ne è venuto fuori quello che a me pare un piccolo capolavoro: un prisma con 64 facce dove in ognuna di esse si riflette &#8211; sicura di non essere vista &#8211; l’Invisibile, la Morte.</p>
<p>Ritornano allora in mente le celebri parole di Epicuro, tante volte nel corso dei secoli ripetute da opachi e rassegnati nichilisti privi di quella immaginazione che è sempre stata una “seconda vista”: «il più orribile dei mali, la morte, non è dunque nulla per noi; poiché quando noi siamo, la morte non c’è, e quando la morte c’è, allora noi non siamo più». Sull’argomento, aveva “visto” più in profondità Giorgio Colli, quando scriveva «la morte non esiste, è uno stato conoscitivo», e ricordava Eraclito che diceva: «Ade e Dioniso sono lo stesso dio».</p>
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		<title>Fuga, il canto dei popoli in cammino</title>
		<link>https://acquariolibri.it/fuga-il-canto-dei-popoli-in-cammino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 12:28:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Fuga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una corsa, un racconto, la storia di come l&#8217;uomo ha ingabbiato il tempo diventandone padrone Che cosa succede quando incontriamo la musica? Fuga è il viaggio che comincia dopo questa domanda. Non trovando risposte univoche l’autore costruisce un sentiero letterario che si muove nel mondo dei suoni tra musica e poesia e ci aiuta a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em>Una corsa, un racconto, la storia di come l&#8217;uomo ha ingabbiato il tempo diventandone padrone</em></p>
<p><span style="font-weight: 400">Che cosa succede quando incontriamo la musica? </span><a href="https://acquariolibri.it/prodotto/fuga-di-roberto-carretta/"><i><span style="font-weight: 400">Fuga </span></i></a><span style="font-weight: 400">è il viaggio che comincia dopo questa domanda. Non trovando risposte univoche l’autore costruisce un sentiero letterario che si muove nel mondo dei suoni tra musica e poesia e ci aiuta a mettere a fuoco cose che nel profondo sappiamo  bene, ma che teniamo sottotraccia, nascoste tra le emozioni. Seguendo questo sentiero scopriremo che la musica a volte è già dentro le cose, e che le cose sono già in alcuni suoni. Che, a differenza delle altre arti, la musica comprende il movimento: c’è nell’istante in cui la ascolti e poi diventa altro e forse per questo si avvicina così tanto all’essenza della realtà. Dalla musica del cammino a quella di chi fugge, da quella di chi non può fuggire a quella degli invisibili, </span><i><span style="font-weight: 400">Fuga </span></i><span style="font-weight: 400">mette in evidenza il destino comune delle voci più diverse: il sogno che li ha messi in moto. Il legno del violino, il blues, la follia, la rivolta, il ritmo del ricordo, il canto di Auschwitz, il canone inverso, gli spazi bianchi, la magia degli strumenti. La vita è disseminata di accessi a questa dimensione speciale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«La musica è la voce interiore della vita, unisce il visibile e l’invisibile». </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400">Fuga </span></i><span style="font-weight: 400">non è un libro per melomani o professionisti della musica. È un saggio in forma di racconti: che cosa significa suonare e ascoltare? <strong>Roberto Carretta</strong> (Torino, 1963) saggista, ha scritto libri che spaziano dall’arte alla letteratura, agli scacchi, al mito, al simbolismo del cibo, tra questi: </span><i><span style="font-weight: 400">Tavole d’autore</span></i><span style="font-weight: 400">, Il leone verde, 2011. È anche poeta, traduttore e ha curato </span><i><span style="font-weight: 400">La condizione umana </span></i><span style="font-weight: 400">di Aldous Huxley.</span></p>
<p>(immagine: Il fuggitivo, <a href="https://www.instagram.com/luisajacobacci_artist/">Luisa Jacobacci</a> 2020)</p>
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		<item>
		<title>Fase 1, le voci dell&#8217;istante</title>
		<link>https://acquariolibri.it/fase-1-le-voci-dellistante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 11:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Fase 1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le 64 voci di Fase 1 raccontano l&#8217;istante in cui la pandemia è entrata nelle nostre vite chiuse in casa. Un coro di voci estranee che si è amalgamato da solo. Buon ascolto. &#160; Sembrava solo mia, Milano, quella mattina. Strade deserte. Bar ancora chiusi. La Fase 1 è iniziata quando il dirimpettaio di ciascuno&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><em>Le 64 voci di <a href="https://acquariolibri.it/prodotto/fase-1/">Fase 1 raccontano l&#8217;istante</a> in cui la pandemia è entrata nelle nostre vite chiuse in casa.<br />
</em><em>Un coro di voci estranee che si è amalgamato da solo.</em><br />
<em>Buon ascolto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">Sembrava solo mia, Milano, quella mattina. </span><span style="font-weight: 400">Strade deserte. </span><span style="font-weight: 400">Bar ancora chiusi.</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400">La Fase 1 è iniziata quando il dirimpettaio di ciascuno di noi, alle ore 18, esprimeva il proprio sgomento cantando Domenico Modugno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Ritirate il portatile, finite la riunione, andate a casa».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">25 febbraio, ponte di Carnevale, Bardonecchia. Si scherza fra amici e si ride, chi sul tappeto, chi sul letto. Leggo a voce alta: «Scuole chiuse per coronavirus».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Mi sveglio con la manina di Matilde che mi accarezza, in giardino il limone è in fiore, la vite poco alla volta si rinverdisce. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">È il venti febbraio, siamo all’ospedale. Marco indossa una mascherina. È una polmonite, anomala. È stato in Cina? No. Fuma? Sì. La sedia si fa scomoda. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Quando mai s’è sentito lo sciabordio delle onde di un lago? Era così poca la gente, quella calda domenica di fine febbraio, che tra i vicoli dell’Isola Bella potevi ascoltare le voci della natura. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Uno dei miei colleghi è positivo al Covid. L’ho saputo in autostrada, alle dieci di sera, finito il turno in ospedale. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ho capito che era una cosa seria quando mi sono sentita meglio. Mi sono resa conto di non avere più ansia, </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">23 febbraio 2020. Entro nel palazzone dove si svolge la Berlinale per intervistare Philippe Garrell. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ivan sta sempre all’incrocio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Uno, due, tre, quattro, cinque. La prima auto della fila è sportiva, deve correre molto veloce, ma con quelli è inutile. Sei, sette, otto, nove, dieci.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">È una bellissima giornata, sto sciando con due amici. Negli ultimi anni ho sciato pochissime volte, quest’anno ho finalmente ripreso e apprezzo tutto: la luce, l’aria, il paesaggio,</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">L’altoparlante ha annunciato che il treno in arrivo da Bologna non si sarebbe fermato a Codogno. Ero a Parma e tornavo a Milano quella mattina presto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Stazione di Bologna: calca, treni in ritardo, cancellati, deviati, clima di sospetto. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Su un Mestre-Milano semideserto di una domenica mattina la giovane controllora raccontava i nuovi provvedimenti dell’azienda al suo ex professore in viaggio. La consapevolezza stava ormai per consolidarsi. È avvenuto dopo pochi altri giorni, e ancora in treno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Evelina, stamattina abbiamo ricevuto la disdetta di dieci scuole che dovevano venire in visita nel fine settimana». </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">A scuola per la prima volta con gli amici si parla di Covid-19.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il 24 febbraio ricevo la telefonata del direttore artistico di un teatro in provincia di Caserta. Dice: «Valentina che facciamo con le date del 29 febbraio e 1 marzo. Come siete messi su?»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Mia moglie doveva andare in Cile, sono tre anni che non torna nel suo Paese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Lucio mi serve il caffè in tazza, e io lo perdono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Tutti, oggi, siamo confusi. «Devo chiudere», dice.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">Wuhan, zona rossa, mascherine. Stazioni chiuse, posti di blocco, barelle, ospedali. Codogno, zona rossa, mascherine, </span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400">Ho preso la bicicletta, sono andato in città, in centro. Ho visto il mondo vuoto, come se la storia si fosse ritirata e fosse rimasta in piedi solo la geografia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il quartiere cinese sembra Wuhan: tutto chiuso e i pochi in giro per sistemare le ultime cose hanno la mascherina. Già chiusi in casa. Sempre avanti, loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Metto piede a Firenze e mi lascio alle spalle una Milano coi teatri chiusi e i ristoranti aperti, Metto piede a Firenze che pensa a tutt’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">È successo la sera del primo marzo. Il frullatore si è arrestato di colpo, come tutti gli elettrodomestici che si scassano.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In fondo alla strada, una luce. Giallognola direi. Rarefatta. A piedi da Careggi a Santa Maria Novella: Firenze, un palcoscenico muto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Davanti alla farmacia, ritto e sorridente, stava sempre Jamaica. Siete spariti. Dove siete? Dove vi hanno portato? E, soprattutto, vi rivedrò ancora?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Chi sono questi? Li conosco, almeno qualcuno, ma non sono gli stessi. Esseri mascherati per un carnevale metafisico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Oggi è successa una cosa strana. Mentre tornavo a casa di mia mamma ho avuto uno strano impulso. dopo aver camminato per un po’ ho iniziato a correre, correre e correre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Mi scusi. Mi sente? Lei sulla panchina, signora? Si avvicini alla macchina, cortesemente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Gli angoli di Corso Massimo sono vuoti. Le prostitute tutte sparite, come le anatre del laghetto di Central Park in inverno. E sento, nel mio respiro, tutta l’incertezza e lo smarrimento assordanti di un mondo che potrebbe andare in pezzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Idi di marzo, in bagno con un asciugamano pulito sul viso. La nostalgia degli altri, non solo delle persone care ma anche di quelle che non ho incontrato,</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Di solito al mattino presto c’è traffico. I semafori oggi non hanno più i loro clienti in fila. Da oggi non si va, si sta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">È un giovedì pomeriggio e come sempre gli operatori della casa di cura sono barricati nella loro stanza per una riunione. Vi chiediamo, quindi, di consegnarci le chiavi delle vostre auto. È per protezione, vostra e di tutti noi».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Com’è la neve?»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Non sono andato. Sono rimasto a Milano».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Sono le 22.45 di domenica 15 marzo. La febbre sale e scende da due settimane, l’arzilla 81enne ha scorrazzato per l’Italia incurante del virus, a mia insaputa, per poi planare qui. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">La mascherina è di quelle di fortuna. Cerco di immaginare il suo volto, penso sia bella. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">L’ho letto sul volto della presidente slovacca Zuzana Čaputova. Che ha insediato il suo governo vestita di fucsia con mascherina pendant. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Chi fa il mio mestiere, abituato a operare, è costretto alla cerimonia della vestizione. Il barista mi saluta e chiede cosa prendi? Io rispondo: Ciao Marco, mi fai un caffè macchiato? </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">Negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione, negazione (repeat)</span></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400">La mia vita continua come prima: lavoro – email, riunioni, telefonate – leggo, faccio un po’ di esercizio fisico – poco – parlo con gli amici, guardo serie tv. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ottant’anni!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ma non ne ho neppure cinquanta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Data la mia età avanzata e la non indispensabilità al lavoro day by day mi ero già autosequestrato con una settimana di anticipo. fase interessante.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il nove marzo parto da solo dalla montagna. È mattino presto. Mia moglie, i tre bimbi e il cane mi seguiranno di un paio d’ore. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">La manina di mia figlia nella mia. Camminiamo a passi lenti lungo il sentiero che entra nel bosco. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Ai primi di marzo le notizie si trasformarono in comportamenti. «Noi civiltà ora sappiamo di essere mortali».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">In serata il presidente del consiglio annuncia il lockdown. Accendo la pipa, apro la finestra per respirare un po’ d’aria di Roma. Vedo che la sera del nove marzo in tanti abbiamo realizzato che il coronavirus è una brutta bestia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Sono un po’ autistico e diligente: appena sono uscite le nuove regole le ho lette, ho educato i parenti e le abbiamo applicate. Mille domande e mille risposte, tutte diverse da quelle che avrei dato tre mesi fa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Recluso in casa le mie relazioni si sono smaterializzate in pochi giorni, un salto nel vuoto. «Il mondo non sarà più come prima». è la promessa che cercavamo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Per giorni mi sono alzato pensando che fosse un sogno, dal quale prima o poi mi sarei svegliato. C’è voluto il Papa, il 27 marzo, quando già i morti erano migliaia, perché capissi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il lockdown a Tel Aviv è iniziato il 14 marzo, ma ci siamo accorti di precipitare nel baratro la notte di Pesach, per la prima volta separati dal resto della famiglia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Le quotidiane conferenze di Borrelli con la conta dei morti sono passate. Siamo in una bolla sospesa a goderci il momento che precede lo scoppio, l’istante in cui coglieremo l’altezza da cui cadremo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Com’è cresciuto, come si è fatto alto!». Ho avuto il tempo di accorgermene, grazie a quella prossimità di cui avrò nostalgia, </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Mi sono accorto che il domani non sarebbe stato più lo stesso la sera del nove marzo 2020. Sono passati quasi cinquanta giorni. Sono cambiato, siamo cambiati, non so come. L’incertezza continua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Lavoro a casa da anni, la clausura non è un problema. E nei negozi degli arabi la coda che abbiamo visto ai supermercati non c’è mai stata. Ecco il vantaggio di abitare in periferia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Siedo per terra, in quello che è stato il mio appartamento di Notting Hill. Nella città che ha definito gran parte dei miei vent’anni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Come ogni quindici giorni, andai a vedere mia figlia a Berlino. Quando il carrello si separò dal suolo, sentii che quel volo mi staccava da un prima.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Un posto dove non può capitarti niente di male. Per Holly Golightly era la gioielleria Tiffany. A me faceva lo stesso effetto il Festival di Cannes. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Temo non esista un «buon momento» per ricevere la diagnosi di una malattia cronica. Ma sicuramente esistono momenti «migliori» di quello in cui è capitato a me: all’alba di una pandemia mondiale, in un ospedale di Manhattan. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Al maneggio è arrivata una cavalla da provare: è lì a Long Island che mi aspetta, devo montarla e decidere se acquistarla. Ho finito di volare. Torno a casa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il gioco è rischio controllato, fortuna, strategia. Presagio, mimesi. All’aeroporto vero non gioca più nessuno e quasi ci rimango male. Sono l’unica con la mascherina, code affollate ai controlli. Il gioco era molto più serio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Aeroporto di New York, 31 marzo 2020. Agli studenti italiani all’estero l’America inizia a fare paura. Dopo due passi la sicurezza ci blocca. Mettetevi in coda. Dobbiamo tornare a casa tutti, mica solo voi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">È come se l’àncora si fosse ingarbugliata. Giriamo in tondo come pesci in una boccia. C’è speranza che la vita forse torni alla normalità. E che rialzeremo la bandiera come facciamo ogni mattina, con il suono delle trombe della Guardia Costiera, e sarà il momento di mollare gli ormeggi, tirare su i parabordi e veleggiare verso un’incognita migliore.</span></p>
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		<item>
		<title>Acquario, libri senza conservanti</title>
		<link>https://acquariolibri.it/acquario-libri-senza-conservanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 10:05:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri sono macchine per pensare, e per questo motivo non bisogna mai perdere il contatto con la loro fisicità. Mai cadere nell’errore di credere che siano fatti solo di pensieri annodati: c’è la carta, invece, e c’è l’acqua. Entrano in azione il filo e il metallo, la luce ed il peso, e tutto insieme&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">I libri sono macchine per pensare, e per questo motivo non bisogna mai perdere il contatto con la loro fisicità. Mai cadere nell’errore di credere che siano fatti solo di pensieri annodati: c’è la carta, invece, e c’è l’acqua. Entrano in azione il filo e il metallo, la luce ed il peso, e tutto insieme contribuisce a rendere l’idea originaria un libro, a trasformare le idee e la loro concatenazione lungo le pagine in un oggetto. La trama dei pensieri può essere fitta o larga, semplice o complicata, ma è solo una delle due forze che tengono il libro in piedi. La prima volta che lo prendiamo in mano, un libro è una promessa e una storia. Quando lo abbiamo letto, il libro diventa un oggetto. Ma continua a contenere storie. </span></p>
<p>La fotografia è di <a href="https://www.instagram.com/filippotommasoranalli/"><strong>Filippo Tommaso Ranalli</strong></a></p>
<p><a href="https://acquariolibri.it/prodotto/acquario/">Acquario</a> è il nostro primo titolo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il poeta delle pantegane</title>
		<link>https://acquariolibri.it/il-poeta-delle-pantegane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 13:46:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Tavan &#8211; Il poeta delle pantegane &#8211; nasce con una maledizione, vittima del sortilegio di una strega e dei pregiudizi del piccolo paese di Andreis sulle montagne friulane. Umiliato fin da piccolo, costretto al ruolo di folle anzitutto in casa, tra un collegio e un ricovero in manicomio, imbottito di psicofarmaci, trova la salvezza&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400">Federico Tavan &#8211; <a href="https://acquariolibri.it/prodotto/il-poeta-delle-pantegane/">Il poeta delle pantegane</a> &#8211; nasce con una maledizione, vittima del sortilegio di una strega e dei pregiudizi del piccolo paese di Andreis sulle montagne friulane. Umiliato fin da piccolo, costretto al ruolo di folle anzitutto in casa, </span><span style="font-weight: 400">tra un collegio e un ricovero in manicomio, imbottito di psicofarmaci, trova la salvezza nella poesia. Il suo destino affascina e spaventa, è una vertigine nella quale merita di guardare per scoprire di quali profondità può essere capace un’anima sghemba. «Devo stare dentro i tuoi occhi per vedermi», scrive Tavan. </span><span style="font-weight: 400">La lettura della sua storia cambia radicalmente il significato dell’etichetta di matto, che spesso applichiamo con sconsiderata leggerezza.</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">«Ringrazio/ la mia strega/ e quelle successive/ che m’hanno dato/ occhi/ color della terra e del grano/ simili a quelli di nessuno. Ringrazio/ quelli della mia età/ che m’hanno dato la solitudine per diventare poeta. Ringrazio/ la pazzia/ che m’ha permesso/ di restare me stesso»</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">«Quando son diventato matto/ero troppo distratto/per godermi la scena». </span></p></blockquote>
<p><b>Alessandro Mezzena Lona</b><span style="font-weight: 400"> ha saputo raccontare la storia di questo poeta matto per forza, che ha costretto la letteratura «a sedersi in silenzio ad ascoltare la vita». E lo fa guardando a quel limite dell’altra parte che ci incute timore. </span><span style="font-weight: 400">L’autore, per 16 anni responsabile delle pagine culturali de </span><i><span style="font-weight: 400">Il Piccolo</span></i><span style="font-weight: 400">, ha scritto saggi sulla letteratura. Nel 2013 ha vinto il Premio Grado Giallo Mondadori con </span><i><span style="font-weight: 400">Non credere ai santi</span></i><span style="font-weight: 400">; i romanzi </span><i><span style="font-weight: 400">La morte danza in salita</span></i><span style="font-weight: 400"> e </span><i><span style="font-weight: 400">La via oscura</span></i><span style="font-weight: 400">. Ha curato, con Mitja Gialuz, </span><i><span style="font-weight: 400">Barcolana, un mare di racconti</span></i><span style="font-weight: 400">.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Il titolo prende spunto dall’</span><i><span style="font-weight: 400">incipit</span></i><span style="font-weight: 400"> di alcuni versi di Tavan:  «Sono il poeta delle pantegane/ che mi infangano le mani./ La fogna mi piace/ perché è in basso»</span><span style="font-weight: 400">. </span><span style="font-weight: 400">Federico per 64 anni – è morto nel 2013 – passa attraverso il fuoco, ma riceva anche qualche carezza, negli ultimi anni di vita viene notato da intellettuali come Claudio Magris, Franco Loi, Carlo Ginzburg, Marco Paolini, Danilo De Marco, che lo ha immortalato in fotografie che sono specchio della poetica di Tavan». (Cristina Battocletti, </span><i><span style="font-weight: 400">Doppiozero</span></i><span style="font-weight: 400">, febbraio 2020).  </span><span style="font-weight: 400">Nella zona del Veneto e del Friuli si è formata una nicchia di suoi cultori, e che finora ha dovuto accontentarsi di edizioni ciclostilate e occasionali.</span></p>
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		<title>Hall of Beauty, ovvero l&#8217;Acquario produttore</title>
		<link>https://acquariolibri.it/hall-of-beauty-ovvero-lacquario-produttore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Acquario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 10:27:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Monica (57 anni) è la proprietaria del Hall of beauty, salone di bellezza che gestisce con straordinaria professionalità e dedizione. Ha due dipendenti di fiducia: Nicola (35 anni), eccentrico hair stylist dichiaratamente omosessuale e Lara (40 anni), timida e devota parrucchiera. Tra un phon e un bigodino, l&#8217;atmosfera all&#8217;Hall of beauty è frizzante e spensierata.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Monica (57 anni) è la proprietaria del Hall of beauty, salone di bellezza che gestisce con straordinaria professionalità e dedizione. Ha due dipendenti di fiducia: Nicola (35 anni), eccentrico hair stylist dichiaratamente omosessuale e Lara (40 anni), timida e devota parrucchiera. Tra un phon e un bigodino, l&#8217;atmosfera all&#8217;Hall of beauty è frizzante e spensierata. E&#8217; un pomeriggio d&#8217;inverno come tanti, Monica, Nicola e Lara stanno ultimando le acconciature di due signore della Torino bene, madre (70 anni) e figlia (40 anni). Monica controlla a distanza il lavoro dei due dipendenti e intrattiene le due clienti con i soliti gossip e pettegolezzi. I temi sono sempre quelli: gli amori, gli amanti, i figli avuti e i figli mancati.</p>
<p>Ad acconciature quasi ultimate, in un clima sempre più caldo e confidenziale, Monica rivela una grande novità: dopo 25 anni di convivenza, il compagno di una vita si è deciso a sposarla. Nicola e le due clienti esplodono di entusiasmo per la notizia. Lara, al contrario, sembra quasi ricevere un pugno in pancia, si fa pallida, muta. Le clienti lasciano il salone con la promessa di organizzare a Monica un addio al nubilato senza precedenti. Nicola, già al cellulare, nonostante la promessa di riservatezza, spiffera tutto al compagno anticipando le signore in uscita. Monica e Lara restano sole&#8230;</p>
<p>É sera. La strada è illuminata dai lampioni. Lara, sul marciapiede di fronte al &#8220;Hall of beauty&#8221;, aspetta che la saracinesca del salone sia scesa fino in fondo. Ha gli occhi vitrei, lo sguardo perso in un turbinio di pensieri. Cos&#8217;è successo alla Hall of beauty quando Monica e Lara sono rimaste sole?</p>
<p>«Quando ti svegli e scopri che il mondo là fuori è più assurdo del sogno che hai appena fatto, allora pensi che il tuo sogno potrebbe diventare un film».<br />
<strong>(Edoardo Rossi)</strong></p>
<p>Di fronte a una premessa così non potevamo che partecipare. <strong>L&#8217;Acquario è co-produttore del film scritto </strong>da Edoardo Rossi. Abbiamo un budget minuscolo, stiamo raccogliendo fondi con una campagna di crowfunding. <a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/hall-of-beauty-cortometraggio/?fbclid=IwAR0ZrhQhcu-ORIMF0pgTMfwCyJw-YHigVm24t-zCElASeSKQXkapxhRWu7A" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sostenete <strong>l&#8217;Acquario e Karafilm</strong> in questa avventura.</a></p>
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